La zona superiore
Il magnifico rosone è opera di Andrea di Cione, detto l’Orcagna (1354-1380), che realizzò anche le due cuspidi laterali poste alla stessa altezza. I mosaici negli spicchi del rosone, restaurati nel tempo, raffigurano quattro dottori della Chiesa: Sant’Agostino, San Gregorio Magno, San Girolamo e Sant’Ambrogio. Le dodici edicole ai fianchi del rosone (sei per lato) furono realizzate da Petruccio di Benedetto da Orvieto (1372-1388), mentre le statue dei dodici profeti al loro interno sono opera di vari artisti del tardo Trecento e Quattrocento.
Dopo la realizzazione del rosone e dei suoi elementi decorativi, i lavori subirono una lunga interruzione fino a quando Antonio Federighi, artista senese, costruì le dodici edicole sopra il rosone tra il 1451 e il 1456. Sebbene rispettoso dell’impianto originario, il Federighi introdusse elementi rinascimentali, come gli archi a tutto sesto delle edicole. In queste furono successivamente collocate le statue dei dodici apostoli, realizzate da artisti cinquecenteschi.
La parte ancora superiore, sopra le edicole di Federighi, fu completata da Michele Sanmicheli, che costruì la cuspide centrale e le due guglie ai suoi fianchi a partire dal 1513. Tuttavia, i suoi lavori rimasero incompiuti. La cuspide centrale fu completata nel 1532 da un artista non identificato. La guglia centrale destra fu terminata da Antonio da Sangallo il Giovane (1547), quella centrale sinistra da Ippolito Scalza (1569), che si occupò anche delle due guglie laterali tra il 1571 e il 1591, arricchendole con loggette di gusto manierista.
Alla fine del XVI secolo, la facciata risultava finalmente completata. A partire dal 1795 furono necessari importanti restauri a seguito di un fulmine, interventi che continuarono anche nel secolo successivo. Tra il 1883 e il 1886, il pittore senese Giorgio Bandini restaurò le pitture delle travi ormai deteriorate.
I mosaici
I mosaici della facciata, realizzati da vari autori a partire dal XIV secolo (dal 1321), proseguirono nel XV e all’inizio del XVI secolo. Nei secoli successivi furono però oggetto di profondi restauri e rifacimenti, perdendo spesso l’aspetto originario. L’unico mosaico originale sopravvissuto è quello con la Natività di Maria, oggi conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.
Nelle ghimberghe sopra i tre portali si trovano, da sinistra a destra:
Negli spicchi ai lati delle ghimberghe:
Sulle cuspidi superiori:
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Lo Sposalizio della Vergine
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L’Incoronazione della Madonna
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La Presentazione di Maria al Tempio
Come già detto, gli spicchi del rosone mostrano quattro dottori della Chiesa.
Le statue di bronzo
Sui piloni che fiancheggiano i portali sono poste quattro statue in bronzo, realizzate da Lorenzo Maitani e dal figlio Vitale tra il 1325 e il 1330. Rappresentano i simboli dei quattro evangelisti:
Sulla lunetta del portale centrale si trova un gruppo scultoreo bronzeo con due angeli che aprono le tende per mostrare la statua marmorea della Vergine col Bambino. Anche queste opere sono attribuite ai Maitani. Gli originali, dopo un lungo restauro, sono stati trasferiti nel Museo dell’Opera del Duomo, mentre sulla facciata è stata posta una copia.
Sulla cima della ghimberga centrale si trova l’Agnus Dei bronzeo, realizzato da Matteo di Ugolino da Bologna nel 1352.
Il portale centrale, come gli altri due, è incorniciato da una profonda strombatura ed è rivestito da lastre bronzee moderne, realizzate dallo scultore Emilio Greco tra il 1965 e il 1970. Le formelle narrano opere di misericordia.
L’interno del Duomo di Orvieto
L’interno del Duomo di Orvieto è un capolavoro dell’arte gotica, ma con un’impronta rinascimentale che lo arricchisce di dettagli straordinari. La sua navata centrale è imponente, con ampie arcate che creano un effetto di grandiosità e luminosità. L’illuminazione naturale proveniente dalle vetrate istoriate si diffonde nell’ambiente, arricchendo l’atmosfera con giochi di luce.
La struttura della navata centrale
La navata centrale è caratterizzata da una serie di colonne che sorreggono archi acuti, tipici dello stile gotico. Queste colonne sono adornate da capitelli riccamente scolpiti con motivi ornamentali e figure bibliche, che rappresentano scene della vita sacra e simboli religiosi. La volta della navata centrale è a costoloni, anch’essa decorata con affreschi che si ispirano a temi sacri e teologici. La sensazione generale che si prova entrando nell’interno è quella di un’infinita elevazione, che punta verso il cielo, simbolo dell’ascesa spirituale.
La Cappella del Corporale
Una delle cappelle più significative è la Cappella del Corporale, costruita per custodire il sacro corporale, il lino che avrebbe assorbito il miracolo del Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263), che si diceva avesse fatto traboccare il sangue di Cristo. La cappella è decorata con affreschi che raccontano la storia di questo miracolo, uno degli eventi più significativi per la storia del cristianesimo medievale.
Gli affreschi di questa cappella sono di grande importanza per la città e per la religiosità dell’epoca. Sono opera di artisti come Ugolino di Prete Ilario e i suoi collaboratori, che, con un lavoro meticoloso e ricco di dettagli, hanno rappresentato il miracolo in scene piene di drammaticità e spiritualità. La cappella è un luogo di grande venerazione, dove i fedeli vengono a rendere omaggio al Corporale, simbolo della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
La Cappella di San Brizio
Un altro elemento distintivo dell’interno del Duomo è la Cappella di San Brizio, famosa per i suoi affreschi raffiguranti il Giudizio Universale. Gli affreschi sono tra le opere più celebri di Luca Signorelli, realizzati tra il 1499 e il 1504. La cappella è una delle parti più suggestive e potenti dell’intero Duomo. I dipinti di Signorelli, straordinariamente vividi e realistici, rappresentano scene apocalittiche, con figure che ascendono al cielo o che vengono condannate agli inferi.
L’opera di Signorelli è particolarmente apprezzata per la sua capacità di anticipare i temi e la tecnica che Leonardo da Vinci e Michelangelo avrebbero sviluppato più tardi. Le figure umane sono scolpite con un realismo straordinario, che le rende incredibilmente espressive, e i colori utilizzati per le scene del Giudizio Universale sono di una potenza visiva che non lascia indifferenti.
La cappella di San Brizio è un esempio perfetto di come l’arte possa essere utilizzata per evocare la potenza del divino e il dramma del destino umano, e le sue immagini continuano a ispirare meraviglia e riflessione anche oggi.