Duomo Di Orvieto

Luogo

Orvieto (TR)

Cliente

DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELL’UMBRIA

Oggetto Lavori

RIDUZIONE DELLA VULNERABILITA’ SISMICA E RESTAURO

Categoria Lavori

OG2 ex 3A

Lavorazioni Eseguite

TIRANTE LONGITUDINALE SULLE CAPRIATE.

Intervento di rinforzo consistente nella creazione di un sistema di incatenamento fra le capriate lignee tramite l’installazione di un trefolo in acciaio inox da collocare nello spazio vuoto corrispondente al punto di unione fra catene e puntoni degli elementi strutturali, in direzione parallela alle pareti del cleristorio.

TIRANTE TRASVERSALE SULLE CAPRIATE.

Intervento di rinforzo costituito dalla posa di trefoli d’acciaio inox in corrispondenza dell’estradosso delle catene delle capriate collocate al centro dei pannelli murari delle pareti laterali. Le funi trasversali saranno distese sull’estradosso delle catene e prolungate alle estremità per essere vincolate al paramento murario esterno, in corrispondenza dei fori presenti per ispezionare le teste dei legni.

TIRANTE LONGITUDIANLE ALLA QUOTA DEL MATRONEO.

Intervento di rinforzo nel piano delle pareti laterali realizzato tramite l’installazione di un trefolo in acciaio inox da collocare a pavimento sull’estradosso del camminamento alla quota di rastremazione del muro di facciata.

CONSOLIDAMENTO DELLE MURATURE TRAMITE PRESIDIO SULLE BUCHE PONTAIE.

Interventi sulle murature: disposizione di grappe in acciaio inox in corrispondenza delle buche pontaie mediante perforazioni diagonali sub-orizzontali e inserimento di barre metalliche in acciaio inox, da collocare in simmetria

CONSOLIDAMENTO DELLE MURATURE TRAMITE INTERVENTO SUI COLONNINI ESTERNI.

Interventi sulle murature: realizzazione di perfori armati ed iniettati in corrispondenza dei colonnini posti sulla mediana del pannello murario, mediante perforazoni diagonali sub-orizzontali e inserimento di barre metalliche in acciaio inox.

INIEZIONI SULLE MURATURE.

Iniezioni di boiacca fluida di calce per consolidamento di murature fatiscenti, fino alla saturazione con iniezione a pressione da 1,8-2,2 atmosfere; applicazione del tubetto portagomma e sua rimozione a fine lavoro, lavaggio della parete con acqua a pressione.

INIEZIONI SULLE COLONNE INTERNE. Iniezioni di boiacca fluida di calce per consolidamento di murature fatiscenti, fino alla saturazione con iniezione a pressione da 1,8-2,2 atmosfere; applicazione del tubetto portagomma e sua rimozione a fine lavoro, lavaggio della parete con acqua a pressione.

Stuccatura con malta nei casi di fessurazioni, fratturazioni, mancanze profonde massimo 3 cm.

Interventi di ripristino degli intonaci con integrazione degli stessi mediante operazioni di restauro conservativo con restauratori specializzati

Cenni Storici

La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, chiesa madre della diocesi di Orvieto-Todi e capolavoro dell’architettura gotica dell’Italia.

Nel gennaio del 1889 papa Leone XIII l’ha elevata alla dignità di basilica minore. È monumento nazionale italiano.

La costruzione della chiesa fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV con l’intento di creare un’unica grande cattedrale per la città in sostituzione delle due chiese che preesistevano sulla piazza (la chiesa episcopale di S. Maria e la chiesa parrocchiale di S. Costanzo). Benché sia vero che la chiesa custodisce il Corporale del miracolo di Bolsena, è controversa la teoria secondo la quale il miracolo fu l’evento propiziatorio per avviarne la costruzione. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto (probabilmente Arnolfo di Cambio), in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento lo scultore e architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera.

Questi ampliò in forme gotiche l’abside e il transetto e determinò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. Nel 1350-1356 venne costruita la Cappella del Corporale. Nel 1408-1444 venne costruita la Cappella di San Brizio, affrescata però solo più tardi (1447-1504). Anche i lavori della facciata si protrassero negli anni, fino ad essere completati solo nella seconda metà del 1500 da Ippolito Scalza, che costruì tre delle quattro guglie della facciata.

Alla metà del XVI secolo iniziò una profonda opera di rinnovamento dell’interno, completata alla fine degli anni ottanta, al fine di trasformare il Duomo in una chiesa controriformata, secondo i dettami del Concilio di Trento. La controfacciata e le navate laterali furono decorate con stucchi, affreschi, pale d’altare, che fecero della cattedrale una pinacoteca moderna, di gusto tardo manieristico romano. La maggiore responsabilità di questo programma decorativo ed iconografico unitario fu dovuta a Girolamo Muziano, il primo pittore ad essere chiamato ad eseguire una pala d’altare, e comprese anche il corredo di statue marmoree disposte in tutta la chiesa. L’esecuzione di questo programma spettò allo stesso Muziano, e, fra altri, a Federico e Taddeo Zuccari, a Cesare Nebbia e agli scultori Raffaello da Montelupo, Simone Mosca e all’orvietano Ippolito Scalza.

Sempre nel tardo Cinquecento venne rifatto il pavimento e fu completata la facciata, che due secoli dopo fu privata dei mosaici più antichi, sostituiti da copie.

Tra 1877 e 1888 venne attuata la rimozione delle decorazioni cinque-seicentesche per riportare la chiesa alla sua presunta originaria bellezza, promossa dagli ingegneri Carlo Franci e Paolo Zampi, e dallo storico e archivista Luigi Fumi.

Nel novembre 2019 sono state ricollocate in chiesa le dodici statue degli Apostoli e le quattro dei Santi protettori eseguite in diversi momenti e da diversi scultori tra il 1556 e il 1722.

La facciata

Iniziata alla fine del XIII secolo, alla facciata lavorarono oltre venti artisti nel corso dei secoli e fu terminata solo alla fine del XVI secolo, con la realizzazione delle guglie laterali ad opera di Ippolito Scalza (1571-1591).

Ciononostante la facciata del duomo di Orvieto si presenta armoniosa ed equilibrata, uniforme nello stile, merito soprattutto del rispetto del progetto e delle forme gotiche iniziali. Quattro contrafforti verticali a fasci, terminanti ciascuno con una guglia, dividono la facciata in tre settori. Le linee verticali sono ben equilibrate dalle linee orizzontali del basamento, della cornice che limita i rilievi e della loggia con archetti trilobati. I tre triangoli delle ghimberghe sono ripetuti dai tre triangoli delle cuspidi, tutti e sei i motivi a delimitare la doppia cornice quadrata che racchiude il rosone. Le strombature dei portali, i bassorilievi ai loro fianchi, la loggia, il rosone, le edicole, le statue, i fasci dei pilastri, e infine le guglie creano motivi a rilievo che ben contrastano con la superficie piana e rilucente dei mosaici. Nel complesso la facciata risulta armoniosa, equilibrata e dotata di unità compositiva.

La zona inferiore

Secondo la storiografia più recente, la facciata fu iniziata contemporaneamente al corpo di fabbrica, alla fine del XIII secolo, e non nel 1310 come si pensava in passato. Il primo architetto-scultore che vi lavorò è sconosciuto, ma probabilmente non fu Lorenzo Maitani, che subentrò come capomastro solo nei primi anni del 1300 e vi lavorò fino alla sua morte nel 1330. Maitani inserì elementi gotici, decorò a bassorilievo tutta la parte inferiore della facciata, cambiò il progetto da monocuspidato a tricuspidato e dette alla facciata l’aspetto che ancora oggi conserva.

I bassorilievi che decorano i quattro piloni della parte inferiore sono uno degli esempi più mirabili di scultura gotica in Italia, se non in Europa. Essi raccontano il destino dell’uomo, dalla Creazione al Giudizio Finale:

  1. Storie del Vecchio Testamento, con riferimento alla Genesi

  2. Storie del Vecchio Testamento, con riferimento agli Eventi Messianici

  3. Storie del Nuovo Testamento

  4. Giudizio Finale

Il primo e l’ultimo di questi bassorilievi (quelli esterni) sono stati realizzati da Lorenzo Maitani, subentrato a maestranze straniere non identificate che avevano probabilmente iniziato i lavori dei pannelli interni.

Alla morte di Maitani (1330), i lavori proseguirono grazie all’intervento di numerosi artisti, ciascuno dei quali ricoprì per un breve periodo il ruolo di capomastro. Essi si dedicarono in prevalenza alle parti comprese tra la cornice che delimita in alto i bassorilievi e la loggia ad archi trilobati. Tra questi si ricordano Nino Pisano (1347-1348) e Andrea Pisano (1349).

La zona superiore

Il magnifico rosone è opera di Andrea di Cione, detto l’Orcagna (1354-1380), che realizzò anche le due cuspidi laterali poste alla stessa altezza. I mosaici negli spicchi del rosone, restaurati nel tempo, raffigurano quattro dottori della Chiesa: Sant’Agostino, San Gregorio Magno, San Girolamo e Sant’Ambrogio. Le dodici edicole ai fianchi del rosone (sei per lato) furono realizzate da Petruccio di Benedetto da Orvieto (1372-1388), mentre le statue dei dodici profeti al loro interno sono opera di vari artisti del tardo Trecento e Quattrocento.

Dopo la realizzazione del rosone e dei suoi elementi decorativi, i lavori subirono una lunga interruzione fino a quando Antonio Federighi, artista senese, costruì le dodici edicole sopra il rosone tra il 1451 e il 1456. Sebbene rispettoso dell’impianto originario, il Federighi introdusse elementi rinascimentali, come gli archi a tutto sesto delle edicole. In queste furono successivamente collocate le statue dei dodici apostoli, realizzate da artisti cinquecenteschi.

La parte ancora superiore, sopra le edicole di Federighi, fu completata da Michele Sanmicheli, che costruì la cuspide centrale e le due guglie ai suoi fianchi a partire dal 1513. Tuttavia, i suoi lavori rimasero incompiuti. La cuspide centrale fu completata nel 1532 da un artista non identificato. La guglia centrale destra fu terminata da Antonio da Sangallo il Giovane (1547), quella centrale sinistra da Ippolito Scalza (1569), che si occupò anche delle due guglie laterali tra il 1571 e il 1591, arricchendole con loggette di gusto manierista.

Alla fine del XVI secolo, la facciata risultava finalmente completata. A partire dal 1795 furono necessari importanti restauri a seguito di un fulmine, interventi che continuarono anche nel secolo successivo. Tra il 1883 e il 1886, il pittore senese Giorgio Bandini restaurò le pitture delle travi ormai deteriorate.


I mosaici

I mosaici della facciata, realizzati da vari autori a partire dal XIV secolo (dal 1321), proseguirono nel XV e all’inizio del XVI secolo. Nei secoli successivi furono però oggetto di profondi restauri e rifacimenti, perdendo spesso l’aspetto originario. L’unico mosaico originale sopravvissuto è quello con la Natività di Maria, oggi conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.

Nelle ghimberghe sopra i tre portali si trovano, da sinistra a destra:

  • Il Battesimo di Cristo

  • L’Assunzione di Maria in gloria

  • La Natività di Maria

Negli spicchi ai lati delle ghimberghe:

  • L’Annunciazione

  • Gli Apostoli in estasi per l’Assunzione della Madonna

  • Gioacchino ed Anna

Sulle cuspidi superiori:

  • Lo Sposalizio della Vergine

  • L’Incoronazione della Madonna

  • La Presentazione di Maria al Tempio

Come già detto, gli spicchi del rosone mostrano quattro dottori della Chiesa.


Le statue di bronzo

Sui piloni che fiancheggiano i portali sono poste quattro statue in bronzo, realizzate da Lorenzo Maitani e dal figlio Vitale tra il 1325 e il 1330. Rappresentano i simboli dei quattro evangelisti:

  • L’Angelo (San Matteo)

  • Il Leone (San Marco)

  • L’Aquila (San Giovanni)

  • Il Toro (San Luca), restaurato nel 1884 da Adolfo Cozza

Sulla lunetta del portale centrale si trova un gruppo scultoreo bronzeo con due angeli che aprono le tende per mostrare la statua marmorea della Vergine col Bambino. Anche queste opere sono attribuite ai Maitani. Gli originali, dopo un lungo restauro, sono stati trasferiti nel Museo dell’Opera del Duomo, mentre sulla facciata è stata posta una copia.

Sulla cima della ghimberga centrale si trova l’Agnus Dei bronzeo, realizzato da Matteo di Ugolino da Bologna nel 1352.

Il portale centrale, come gli altri due, è incorniciato da una profonda strombatura ed è rivestito da lastre bronzee moderne, realizzate dallo scultore Emilio Greco tra il 1965 e il 1970. Le formelle narrano opere di misericordia.

L’interno del Duomo di Orvieto

L’interno del Duomo di Orvieto è un capolavoro dell’arte gotica, ma con un’impronta rinascimentale che lo arricchisce di dettagli straordinari. La sua navata centrale è imponente, con ampie arcate che creano un effetto di grandiosità e luminosità. L’illuminazione naturale proveniente dalle vetrate istoriate si diffonde nell’ambiente, arricchendo l’atmosfera con giochi di luce.

La struttura della navata centrale

La navata centrale è caratterizzata da una serie di colonne che sorreggono archi acuti, tipici dello stile gotico. Queste colonne sono adornate da capitelli riccamente scolpiti con motivi ornamentali e figure bibliche, che rappresentano scene della vita sacra e simboli religiosi. La volta della navata centrale è a costoloni, anch’essa decorata con affreschi che si ispirano a temi sacri e teologici. La sensazione generale che si prova entrando nell’interno è quella di un’infinita elevazione, che punta verso il cielo, simbolo dell’ascesa spirituale.

La Cappella del Corporale

Una delle cappelle più significative è la Cappella del Corporale, costruita per custodire il sacro corporale, il lino che avrebbe assorbito il miracolo del Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263), che si diceva avesse fatto traboccare il sangue di Cristo. La cappella è decorata con affreschi che raccontano la storia di questo miracolo, uno degli eventi più significativi per la storia del cristianesimo medievale.

Gli affreschi di questa cappella sono di grande importanza per la città e per la religiosità dell’epoca. Sono opera di artisti come Ugolino di Prete Ilario e i suoi collaboratori, che, con un lavoro meticoloso e ricco di dettagli, hanno rappresentato il miracolo in scene piene di drammaticità e spiritualità. La cappella è un luogo di grande venerazione, dove i fedeli vengono a rendere omaggio al Corporale, simbolo della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

La Cappella di San Brizio

Un altro elemento distintivo dell’interno del Duomo è la Cappella di San Brizio, famosa per i suoi affreschi raffiguranti il Giudizio Universale. Gli affreschi sono tra le opere più celebri di Luca Signorelli, realizzati tra il 1499 e il 1504. La cappella è una delle parti più suggestive e potenti dell’intero Duomo. I dipinti di Signorelli, straordinariamente vividi e realistici, rappresentano scene apocalittiche, con figure che ascendono al cielo o che vengono condannate agli inferi.

L’opera di Signorelli è particolarmente apprezzata per la sua capacità di anticipare i temi e la tecnica che Leonardo da Vinci e Michelangelo avrebbero sviluppato più tardi. Le figure umane sono scolpite con un realismo straordinario, che le rende incredibilmente espressive, e i colori utilizzati per le scene del Giudizio Universale sono di una potenza visiva che non lascia indifferenti.

La cappella di San Brizio è un esempio perfetto di come l’arte possa essere utilizzata per evocare la potenza del divino e il dramma del destino umano, e le sue immagini continuano a ispirare meraviglia e riflessione anche oggi.

Fonte